NOTIZIE

Una nota del segretario Falciatore
22 Maggio 2006

Si erano da poco conclusi i lavori della prima mattinata del Convegno di Palazzo Ducale a Genova, quando le agenzie di stampa cominciarono a battere i primi flash " Colombo schiavista e ribelle" "Colombo tramava un colpo di stato". Questi alcuni titoli di servizi che riportavano con toni sensazionalistici quanto aveva rivelato nella sua relazione la studiosa spagnola Consuelo Varela, un'autorità nel campo degli studi colombiani. Che cosa aveva detto la Varela per innescare una polemica che sarebbe durata per tutto il corso del convegno? In realtà la studiosa aveva svolto una relazione molto tecnica dando notizia del ritrovamento di alcuni documenti del processo intentato al navigatore genovese dall'inviato del re Ferdinando e svoltosi nel settembre del 1500 a Santo Domingo. Un processo di cui, grazie a Bartolomeo de las Casas, si conosceva già l'esistenza e l'esito: condanna di Colombo, messa in catene e forzato rimpatrio dello stesso. La novità consisteva dunque nel ritrovamento dei verbali del processo con le deposizioni dei testimoni, alcuni a favore e molti altri contrari. Le accuse a Colombo che emergevano da quest'ultime erano gravissime: Colombo stava organizzando un governo alternativo a quello spagnolo, non battezzava gli indigeni per sfruttarli come schiavi, governava col pugno di ferro, mozzava lingue e nasi, mandava alla forca chi si opponeva al suo potere o voleva screditarlo diffondendo voci sulle sue umili origini. Addirittura si parlava di Colombo come mandante dell'assassinio del marito della cognata portoghese. Tutte queste cose la Varela le aveva riportate nell'ambito della sua relazione inquadrandole con serietà in una visione corretta del Nuovo Mondo, definito territorio di frontiera con tutte le caratteristiche di un tempo difficile e duro, con fame e miseria e anche violenza e crudeltà. Una relazione scioccante ma estremamente seria senza compiacimenti, quasi sofferta.
C'era però materia per lo scoop e così che andando anche al di là delle intenzioni della Varela i giornali il giorno dopo si sono soffermati con grande risalto sulle accuse a Colombo, alcuni mettendoli addirittura in bocca alla stessa studiosa come se le avesse direttamente fatte lei.
Prevedendo quello che sarebbe successo, ho ritenuto opportuno, appena lette le agenzie, di fare alcune dichiarazioni, riportate poi anch'esse sui giornali. Che cosa ho voluto precisare. Innanzitutto che una cosa era la relazione della studiosa e un'altra cosa erano le notizie trasmesse secondo ormai la diffusa abitudine di ricorrere allo scoop, quando si parla di Colombo. In secondo luogo che non c'era notizia. Del processo si sapeva e anche del suo esito come pure del motivo: ormai Colombo dava fastidio e occorreva liberarsene. Il ritrovamento dei verbali era certamente un evento importante per la scienza storica anche e soprattutto, come aveva sottolineato la Varela nella sua relazione, per aver offerto uno spaccato di un mondo di frontiera. Sulle accuse a Colombo, a mio avviso, occorreva fare un po' la tara : che cosa si poteva mai pensare che dicessero i testimoni di un processo quasi sicuramente pilotato? E del resto non fu Colombo successivamente liberato, riabilitato e riammesso a corte? Detto questo non sono così ingenuo da pensare che la "Conquista", come la chiama la Varela, sia stata immune da eccessi. Ma proprio per questo mi sento di condividere l'opinione espressa a suo tempo da Taviani e ribadita da molti studiosi anche in questo convegno. Evitando toni da scoop mi sembra che si possa tranquillamente affermare che Colombo non fu un santo e neppure un criminale, ma solo un uomo del suo tempo. "Ormai – come ha scritto Gabriella Airaldi, anima di questo Convegno, sulla Repubblica/Il Lavoro di oggi – Colombo appartiene alla storia e qualunque cosa sia stata detta, si dica o si dirà per accusarlo o difenderlo, riguarda fortunatamente solo l'ambito degli studi". Un ambito in cui c'è ancora molto da lavorare.

Mario Falciatore


archivio Notizie